Cosa deve contenere il sito di uno studio legale: le 7 pagine indispensabili

Prova a fare questo esperimento. Apri il sito del tuo studio e cronometra quanto tempo ti serve per capire tre cose: di cosa si occupa questo avvocato, se è quello giusto per il mio problema, e come faccio a contattarlo.

Se ci hai messo più di dieci secondi, il problema non è il layout. È che mancano dei pezzi.

Ho analizzato decine di siti di studi legali negli ultimi anni, e quasi sempre il difetto è lo stesso: non è che le pagine siano scritte male. È che ne mancano alcune, e quelle che ci sono fanno un lavoro che non è il loro. La pagina “Chi siamo” prova a vendere i servizi. La home prova a raccontare la storia dello studio. Il contatto è un numero di telefono buttato nel footer, come se fosse un dettaglio.

Un sito che funziona ha una struttura precisa, e ogni pagina ha un solo compito. Te le elenco tutte e sette.

1. La home: non è un biglietto da visita del tuo studio legale, è un bivio

La home non deve raccontare tutto. Deve fare una cosa sola: far capire in cinque secondi a un potenziale cliente chi ha davanti e mandarlo nel posto giusto.

Chiariamo subito una cosa: chi arriva sulla tua home ha un problema, un divorzio, un contenzioso con il condominio, un licenziamento ingiusto, e vuole sapere subito se sei la persona che lo risolve. Non vuole leggere la storia dello studio legale fondato nel 1957. Vuole una risposta a una domanda che nemmeno si è formulata bene: “è lui che fa al caso mio?”.

Questo significa un titolo che dice cosa fai e per chi, non chi sei. Significa un accesso rapido alle aree di pratica, non nascosto in un menu a tendina di terzo livello. E significa che la chiamata all’azione “prenota una consulenza”, “scrivici” ecc. compare prima di dover scrollare tre schermate.

2. Chi siamo (o chi sono): la fiducia nel tuo ruolo di avvocato prima della competenza

Le persone non scelgono un avvocato come scelgono un idraulico. Gli affidano un problema che spesso li tiene svegli la notte, un figlio, un’eredità, un lavoro perso. E prima di affidare qualcosa del genere, vogliono sapere con chi hanno a che fare.

La pagina “Chi siamo” non è il posto per l’elenco delle materie insegnate all’università. È il posto per rispondere a una domanda molto più semplice: posso fidarmi di questa persona?

Ci arrivi con la formazione, certo, ma anche con qualcosa di più umano: perché fai questo lavoro, come lo affronti, cosa ti aspetti da un cliente e cosa un cliente può aspettarsi da te. Una foto vera, non una foto stock con la toga. Se lo studio è composto da più persone, ognuna merita una descrizione sua personale, non un elenco puntato di nomi e albo di appartenenza.

3. Le aree di pratica legale: una pagina per problema, non una lista di specializzazioni

Qui casca il novanta per cento dei siti che ho visto. Una singola pagina “Servizi” con un elenco verticale — diritto civile, diritto penale, diritto del lavoro, diritto di famiglia — ognuna con due righe generiche che potrebbero essere scritte da qualsiasi studio d’Italia.

Il problema è che chi cerca un avvocato non cerca “diritto di famiglia”. Cerca “come si fa a separarsi se ho un figlio minorenne” o “cosa succede alla casa in caso di divorzio”. Ogni area di pratica che tratti seriamente merita una pagina sua, scritta intorno alle domande reali che si fa chi ha quel problema, non intorno alla voce del codice civile che lo disciplina.

Questo non è solo una questione di chiarezza per chi legge. È anche il motivo per cui Google, quando qualcuno cerca “avvocato separazioni Bari”, trova te e non il tuo concorrente con la sua bella pagina “Servizi” generica.

4. Il team dello studio legale: le persone dietro il timbro

Se sei in più di uno studio, la pagina team merita spazio suo, distinta dal “Chi siamo” generale dello studio. Ogni professionista con la propria specializzazione, il proprio percorso, il proprio modo di lavorare.

Perché conta? Perché un cliente che sta per affrontare una causa vuole sapere chi seguirà davvero il suo caso, non solo il nome che compare sull’insegna. E perché tu, quando lo studio cresce, hai bisogno di un posto dove ogni collega può essere trovato, anche da chi lo cerca già per nome.

5. I contatti: la pagina più sottovalutata di tutte

Qui succede una cosa curiosa. È la pagina più semplice da fare, e insieme quella più spesso fatta male. Un numero di telefono, un indirizzo email, e via.

Ma chi arriva a questa pagina ha già deciso: vuole contattarti. È il momento in cui devi togliere ogni frizione, non aggiungerne. Un modulo di contatto breve, non dieci campi obbligatori che scoraggiano chiunque. L’indirizzo dello studio con una mappa, perché molti vogliono sapere quanto è lontano prima ancora di chiamare. Gli orari in cui rispondi davvero, non un generico “9:00 – 18:00” se poi il telefono squilla a vuoto dopo le 17:00.

E se lavori con più sedi, ogni sede merita la propria pagina contatti, non un unico modulo che genera confusione su chi risponderà.

6. Le recensioni e i casi: la prova che non stai solo promettendo

Chiunque può scrivere “professionalità e serietà al primo posto” sulla propria home. Quello che nessun concorrente può copiarti sono le testimonianze reali dei tuoi clienti passati.

Una pagina dedicata alle recensioni o dei casi trattati, se la deontologia del tuo settore lo consente in forma anonima fa un lavoro che nessun testo scritto da te potrà mai fare: dimostra, invece di affermare. Chi legge non deve crederti sulla parola. Deve vedere che altri, prima di lui, si sono fidati e sono usciti soddisfatti.


Approfondimento: Codice deontologico nel web: cosa puoi (e non puoi pubblicare)


7. Il blog del tuo studio legale: la pagina che lavora anche quando tu sei in tribunale

L’ultima pagina è quella con il ritorno più lento e più solido. Un blog con articoli scritti intorno alle domande reali dei tuoi clienti tipo “quanto costa una separazione consensuale”, “cosa fare se il datore di lavoro non paga lo stipendio” porta sul tuo sito persone che ancora non sanno di aver bisogno di te, ma che tra tre mesi, quando il problema esploderà davvero, si ricorderanno di quell’articolo chiaro che avevano letto.

Non serve pubblicare ogni settimana. Serve pubblicare con costanza, su temi che i tuoi clienti reali si sono davvero chiesti non quelli che sembrano più “professionali” da scrivere.


Sette pagine, ognuna con un solo compito. Non è un elenco di cose carine da avere se avanza budget: è la struttura minima perché un sito legale funzioni davvero, invece di limitarsi a esistere online. Nei nostri siti web per studi legali queste sette pagine sono lo standard di partenza, non un extra a pagamento.

Pietro Rogondino
Pietro Rogondino

Founder di AvvoUp.it, da 19 anni faccio SEO senza inseguire mode o trucchi, perché ho imparato che Google premia chi risponde a un bisogno concreto, non chi cerca scorciatoie. Per questo progetto siti web solo per avvocati e studi legali, pensati per essere trovati da chi cerca proprio loro, nel momento giusto.

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